La tentazione di Ipazia

Sezione: Pubblicazioni

Vorrei raccogliere, discutendola, l’esortazione con la quale Mariella Gramaglia ha chiuso il suo intervento alla tavola rotonda già ricordata, ossia la necessità di porre al centro della riflessione – e delle discussioni pubbliche che ne facciamo – la mente femminile. Per quanto rilevante e nuovo, sostiene, il nostro lavoro critico sul corpo ha finito per assecondare la messa in ombra degli “obiettivi di libertà” che l’autorevolezza della presenza femminile fuori dai riflettori, esprime.

Se condivido a fondo l’esortazione a raggiungere un punto di vista autonomo con il quale leggere le nostre vicende – esortazione che anima il suo richiamo, condivisa in vario modo da autrici diverse- , non credo però sia produttivo riaffermare una distinzione oppositiva tra la corporeità, marcata dallo sguardo e dal desiderio altrui, e l’intelligenza forte e libera di progettare perché altro da quel corpo. Ora, l’autrice chiarisce subito come la richiesta di spostare l’accento non sia figlia di una rimozione antica, ma nasca dall’esigenza di mettere in luce la crescita e forza delle donne lasciate sullo sfondo dall’eccesso di esibizione e dalla denuncia di quell’eccesso. Pur carico di consapevolezza, il richiamo tuttavia non sfugge alla riproposizione di un’alterità – di un’ostilità – tra la mente e il corpo. Porre l’accento sul primo dei due termini non cambia il segno di una scissione ancora ben salda nella riflessione filosofica e nel senso comune – ma soprattutto assai dannosa per noi. Ringrazio, però, Mariella, perché poter tornare sul tema, oltre la congiuntura e la cronaca, ci consente di riprendere, con respiro più lungo, il filo di una riflessione interrotta. [Continua in allegato]

 

Uscito su DWF, 2010, (87-88), 31-35

pulsante Scarica: La tentazione di Ipazia

Lascia un commento