Sentenza stalking Torino e legge orfani, la parola delle donne deve pesare

Sezione: News

Articolo pubblicato sul sito di “Se non ora quando – libere” www.cheliberta.it

Non sarebbero bastati nemmeno 10.000 euro dice la a donna di Torino che ha visto estinto il suo reato con un assegno di 1500 euro e prosciolto il suo stalker. E non c’è dubbio: gli atti persecutori, entrati nel nostro lessico con la definizione di ‘stalking’, non possono entrare in una logica riparativa, non è questo il linguaggio che devono parlare le istituzioni nel contrasto alla violenza.

Si dice sempre ‘è questione di cultura’ e ciò è verissimo, ma le norme sono parte fondante della cultura di un paese e sentenze come questa contribuiscono a far passare un messaggio sbagliato e profondamente ingiusto, che banalizza la denuncia e deresponsabilizza gli autori della violenza. Questa è la ragione che ci ha visto da sempre a favore della querela irrevocabile, per tutti i casi di violenza, in linea con le raccomandazioni della Convenzione di Istanbul e in disaccordo con chi, tra le donne, sosteneva che fosse contraria al principio dell’autodeterminazione e lesiva della libertà.

Per venire incontro a queste obiezioni, nella legge contro il femminicidio del 2013 si scelse di renderla parzialmente revocabile in sede processuale, escludendola dai casi più gravi. Eppure il testo della Convenzione era stata chiaro a riguardo, spiegando come fosse difficile per abusi e violenze modulare livello di intensità e gradualità – e dunque di rischio – anche in ragione della relazione che lega – il più delle volte – chi usa violenza e chi la subisce.

È necessario lavorare perché la parola delle donne pesi e perché la responsabilità di chi esercita la violenza non sia mai atte

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