Riforma Rito Abbreviato: il mio intervento in aula

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FABRIZIA GIULIANI, Relatrice. Grazie, Presidente. Vorrei illustrare in maniera articolata i contenuti di questa proposta di legge, che è stata lungamente lavorata anche nella Commissione in uno spirito di collaborazione, come prima veniva evocato dal collega Molteni. Questa norma è diretta ad escludere l’applicabilità del rito abbreviato e, dunque, del conseguente sconto di pena di un terzo a reati di gravissimo allarme sociale, tra cui, appunto, i cosiddetti femminicidi. L’articolo 1, modificando l’articolo 438 del codice di procedura penale, esclude dall’applicazione del rito abbreviato i procedimenti per delitti puniti con l’ergastolo, secondo l’impostazione già adottata dal legislatore – questa è una cosa che vorrei sottolineare, perché è di una certa rilevanza giuridica – nel 1987, che ha superato efficacemente il vaglio della Corte costituzionale. Nella riforma che stiamo esaminando, questo vorrei davvero sottolinearlo, perché è un elemento che ha un carattere di natura culturale e politica, non c’è nessun giudizio negativo, rispetto al valore dei riti alternativi e alla loro portata deflattiva né, tanto meno, un intervento di tipo punitivo, di tipo, come si dice in maniera – diciamo così – poco ortodossa, “forcaiolo”, con il portato che può venire rispetto alla diminuzione delle garanzie dell’imputato; non si tratta di questo. Non si tratta di una legge che nasce sull’onda di un’emergenza o di un, seppur condivisibile, crescente sentimento popolare, ma, anzi, vorrei sottolineare che alla base della nostra scelta – che è stata, come ho già detto, lungamente ponderata, è stata frutto di un lavoro approfondito, di un confronto aperto – vi è il miglioramento del processo di formazione della prova che va, e ne siamo profondamente convinti, a vantaggio di tutte le parti del processo. Basterà ricordare, ad esempio, il caso dell’omicidio di Meredith Kercher, per il quale è stato condannato con il rito abbreviato Rudy Guede, in concorso con altri due imputati che, però, senza l’abbreviato, sono stati assolti. Il provvedimento, oggi, all’esame dell’Assemblea, è, appunto, il risultato di un confronto e l’esito di questo confronto è una nuova formulazione del testo, non modificato in sede emendativa, che va ad ampliare il perimetro dell’intervento normativo, inizialmente proposto. Vorrei fare, a questo riguardo, un passo indietro. Attualmente, anche in caso di delitti di sangue particolarmente efferati, il nostro codice prevede, appunto, uno sconto di pena secco, per il solo fatto che l’imputato abbia scelto, in una determinata fase processuale, peraltro insindacabile da parte del giudice, appunto, il rito abbreviato. Questo aspetto, se lo sommiamo al meccanismo del bilanciamento delle circostanze e dell’applicazione dello sconto di pena proprio del rito abbreviato, porta spesso a condanne decisamente irrisorie rispetto alla gravità, all’efferatezza e alla crudeltà di alcuni delitti. Vorrei ricordare, e lo dico davvero senza nessun intento enfatico, semplicemente come dato, che pochi giorni fa ricorreva appunto il 25 novembre, la giornata dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Ora, le organizzazioni internazionali, le ONG e tutte le altre associazioni che sono volte a sensibilizzare l’opinione pubblica per quel giorno richiamano spesso la materia di cui ci occupiamo. Ecco, proprio in queste occasioni, come legislatore, vorrei ricordare le migliaia di donne vittime di violenze e, tra loro, vorrei ricordare un caso, soprattutto, quello di Vanessa Simonini, di vent’anni, che usciva per passare una serata con gli amici e che venne ritrovata, poche ore dopo, a notte fonda, senza vita, strangolata e gettata sul greto del Serchio da un amico, Simone Baroncini, 35 anni, che la corteggiava, le faceva delle avance, ma si era visto rifiutato. Baroncini rispose in un modo che, purtroppo, è condiviso anche da molti giovani e fu condannato all’ergastolo. Sulla base della legge chiese ed ottenne in primo e in secondo grado l’abbreviato; alla fine, la pena fu di 16 anni. Potrei fare il caso di molte altre donne, ma non siamo qui soltanto per questo. Voglio dire soltanto che questi casi – che sono purtroppo pochi tra gli esempi che potremmo fare e di cui vorrei dirle, Presidente; riceviamo davvero molte lettere dai familiari che ci sollecitano ad intervenire, anche in maniera normativa – sono davvero molti: gli omicidi in ambito familiare, secondo le forze dell’ordine, sono in lieve ma costante calo e questo è sicuramente un dato che ci conforta, ma poiché il dato complessivo degli omicidi è in calo da diversi anni, per quale ragione resta alto quello relativo ai femminicidi, perché resta alta l’incidenza? Ecco, nel corso di questa legislatura, seguendo, appunto, il solco tracciato dalla Convenzione di Istanbul, noi abbiamo messo in campo un grande spettro di interventi che tocca gli aspetti più diversi, tocca l’educazione, tocca la prevenzione e tocca, anche, la repressione. Infatti – ecco, questo è un dato che vorrei sottolineare, perché mi pare anche di una certa valenza politica e ci troviamo spesso a farlo quando ci occupiamo di questi casi – per molto tempo si sono messi in opposizione, per quanto riguarda il contrasto alla violenza, gli aspetti preventivi rispetto a quelli repressivi. C’è chi si colloca su un versante, chi si colloca sull’altro versante. Questa opposizione ha nuociuto alle politiche che sono state fatte, ha finito per innescare ed ampliare uno scontro ideologico che ha portato, spesso, alla paralisi degli aspetti normativi. Sappiamo, invece – la Convenzione di Istanbul ce lo ripete continuamente -, che protezione delle vittime, prevenzione e repressione sono aspetti che devono camminare insieme. Proprio ieri, sui giornali, veniva riportato il grande intervento che sta conducendo il Presidente Macron, in Francia, nei confronti delle violenze domestiche. Ecco, grazie a Dio, in Paesi forse meno provinciali del nostro, non si apre questo scontro ideologico; si è perfettamente consapevoli del fatto che si deve intervenire simultaneamente su tutti questi aspetti ed è esattamente nel solco di questa filosofia che procede questo intervento. Per questo ritengo importante sottolineare che si introduce – oltre alle cose che abbiamo detto – un nuovo articolo, il 438-ter del codice di procedura penale che prevede, in applicazione del principio del giudice naturale dell’articolo 102 della Costituzione, un rito abbreviato davanti alla Corte di Assise, quando si procede per uno dei delitti su cui essa è competente e per i quali la legge non prevede la pena dell’ergastolo. In tal caso, il giudice, dopo aver disposto il rito abbreviato, trasmette gli atti alla Corte d’Assise per lo svolgimento del rito e provvede a indicare alle parti il giorno, il luogo e l’ora della comparizione. Per reati così gravi appare importante che il giudizio possa avvenire di fronte a un giudice collegiale, anziché soltanto al giudice monocratico, come attualmente avviene. Un altro elemento che mi preme sottolineare, e che è proprio, appunto, figlio del lavoro, del confronto e della riflessione fatti in Commissione, riguarda la modifica del concorso di circostanze. Infatti, con l’articolo 5 si interviene a modificare l’articolo 69 del codice penale, stabilendo, con riguardo ai delitti contro la persona, il divieto di equivalenza o prevalenza delle circostanze attenuanti, laddove concorrano con le aggravanti dell’articolo 71 n. 1, appunto, l’aver agito per motivi abietti o futili, e n. 4, l’aver adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà verso le persone, per evitare che le aggravanti come la crudeltà o i futili motivi possano soccombere, e non debbono soccombere, finendo per venire annullate. La nostra modifica interverrà, dunque, contro i gravi delitti contro la persona e credo che questo sia un modo per onorare – e vado a concludere, Presidente – la sollecitazione che ci ha fatto l’Europa, diverse volte, rispetto all’assunzione della centralità della vittima, perché quella discussione ideologica così sterile, che ho voluto richiamare poco prima, verrà meno soltanto se riusciremo a mettere al centro le vittime, anche attraversando i confini delle culture politiche dei partiti politici che qui dentro sono rappresentati. Vi ringrazio.

 

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