Legge Doppio Cognome: solo il PD la sostiene in Senato

Sezione: In Parlamento, News

Articolo pubblicato su repubblica.it

Potrebbe finire con la legislatura la festa per il doppio cognome dei figli, una festa celebrata con troppo anticipo tre anni fa quando la Camera approvò la legge che introduceva un nuovo diritto in Italia e certificava un altro passo avanti verso la parità. La legge è ferma al Senato da quasi 36 mesi. L’iter è ripartito qualche settimana fa ma il relatore Sergio Lo Giudice (Pd) ammette: “Al momento non abbiamo la maggioranza per farla passare”. Dunque la grande conquista sul fronte dei diritti potrebbe fallire, perché il Parlamento verrà sciolto tra dieci mesi, estate compresa.

Dare ai figli anche il cognome della madre, possibilità prevista in quasi tutti i paesi europei è “una modifica del ruolo del maschio, significa abbattere l’ultima superiorità del maschile sul femminile prevista nel nostro ordinamento”, spiega Lo Giudice. Ancora più nette le parole di Fabrizia Giuliani, deputato Pd, che da donna dice: “Approfittando dei numeri risicati a Palazzo Madama, c’è qualcuno che sogna la rivincita del maschilismo”. Facendo arenare la legge, riaprendo un dibattito lunghissimo e puntando a far morire la legislatura prima dell’approvazione. 

Lo dice chiaramente Maurizio Gasparri, vicepresidente forzista del Senato: “Il testo non mi entusiasma, è vero. Anche se l’obiettivo adesso è fermare il fine vita. Lo possono pure votare alla Camera ma quando arriva qui in Senato finisce, questo è sicuro”. La stessa sorte è possibile per il cognome della madre portato dai figli.

L’Europa ci ha tirato le orecchie più volte su questo tema. E il percorso oggi dovrebbe essere persino più semplice grazie a una sentenza della Corte Costituzionale arrivata nel novembre scorso e pubblicata in Gazzetta ufficiale a dicembre. La Consulta, sulla base della relazione di Giuliano Amato, ha stabilito che i figli possono avere il cognome materno, sempre che entrambi i genitori lo vogliano. Ha accolto un ricorso della Corte d’Appello di Genova e da allora gli ufficiali dell’anagrafe applicano la sentenza trascrivendo molti bambini con il doppio cognome. Ma una legge resta indispensabile e lo scrivono anche i giudici costituzionali. Per regolare, ad esempio, anche i casi in cui padre e madre non siano d’accordo.

Al Senato, per il momento, sono sicuri solo i voti del Pd. Insufficienti. I 5stelle non hanno obiezioni di merito, ma come al solito sognano di fare uno sgambetto ai democratici. Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza alla Camera, tre anni fa, e farà lo stesso a Palazzo Madama. Ma ha molte riserve. L’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma (Fi) ha presentato alcuni emendamenti al testo che non lo contestano in blocco ma sono in grado di minarlo: introduzione del cognome coniugale al momento delle nozze e conseguente scelta ab origine del cognome dei figli, in caso di disaccordo tra coniugi resta il cognome del padre. E’ la difesa filosofica, antropologica della figura del pater familias che nega alla radice la figura della madre.

Ncd fu contraria alla Camera e lo sarà anche al Senato. Non ha presentato emendamenti, ma vale ciò che disse un deputato alfaniano nel 2014: “State costruendo una torre di Babele”. Lo Giudice dice che qualcosa si muove: “La prossima settimana comincia in commissione Giustizia la discussione sugli emendamenti. E’ già qualcosa”. Ma la legge ha la possibilità di salvarsi a condizione che vengano approvati gli articoli varati da Montecitorio evitando dibattiti, votazioni travagliate e il ping pong tra le due Camere. “Basta una piccola modifica e rendi la vita difficile ai deputati”.

Insomma l’allarme è scattato, di mettere la fiducia non se ne parla, fu già una clamorosa eccezione il gesto del governo Renzi al momento del voto sulle unioni civili. Il punto, spiega Giuliani, è che “il maschilismo è trasversale, c’è in tutti i partiti, compreso il Pd. Questo è pericolosissimo, tanto più che i tempi sono stretti”.

Era qui la festa dei diritti, della parità, appena tre anni orsono. Celebrata dai social, dai siti, dai giornali e dalle donne. Ma la politica rischia di rovinarla, di spegnere le luci.  

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