Le elezioni regionali e quel passo indietro sulla parità che fa male

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Non voglio andare ad accrescere la mole di inchiostro già versato nell’analisi del voto. Penso infatti che il PD, impegnato in una stagione di governo e di riforme, abbia confermato il consenso in cinque regioni sulle sette sottoposte alla verifica elettorale.
Naturalmente si può e si deve far meglio. Si devono ascoltare i segnali che un’analisi attenta dei flussi porta alla luce, ma senza mette in discussione la complessa azione di riforme del governo.
Voglio invece soffermarmi su un dato allarmante, che non viene però adeguatamente considerato a livello politico: l’arretramento complessivo della presenza femminile nei Consigli regionali.
In Puglia su 50 seggi disponibili le donne elette sono state 6, in Umbria 3 su 20, in Liguria 5 su 30, 6 su 30 nelle Marche, 11 su 50 in Campania, 12 su 51 in Veneto e 11 su 40 in Toscana, la regione più “virtuosa”, con una percentuale del 27,5%. Una media, che come si può facilmente comprendere, è meno di una eletta su cinque.
La strada per l’affermazione della democrazia paritaria è lunga e richiede determinazione, ma la norma sull’alternanza di genere è un tratto qualificante dell’Italicum, un punto di non ritorno, per il quale ci siamo battute nella discussione alla Camera e al Senato.
Ora occorre mettersi al lavoro per far sì che anche nelle elezioni regionali sia garantita piena rappresentanza ad entrambi i sessi, perché la democrazia non ammette livelli diversi di partecipazione.
Non possiamo tollerare uno scarto così grande tra il livello nazionale e locale.
I dati ci dicono che il tema delle pari opportunità deve diventare una priorità dell’agenda politica, attraverso politiche volte ad incentivare il lavoro, l’imprenditorialità e il talento femminile, servizi che consentano di conciliare e condividere il carico di lavoro domestico che un sistema di welfare ormai superato lascia solo sulle spalle delle donne.
Scelte che darebbero gambe forti e robuste alla debole ripresa economica che i dati pubblicati ieri dall’Istat sull’occupazione cominciano ad evidenziare.
Abbiamo una grande occasione davanti a noi. Non buttiamola via.

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