LAVORO: SENZA LE DONNE L’ITALIA NON RIPARTE

Sezione: News

Dopo i primi segnali di ripresa economica che si erano registrati a gennaio del nuovo anno, il mese di febbraio ci riconsegna uno scenario da leggere con molta attenzione e lenti nuove. I valori allarmanti della disoccupazione femminile non ci consegnano solo una realta’ drammatica, ma mostrano con grande chiarezza da dove si deve ripartire per far crescere il paese. Quei dati, insomma, non parlano solo delle donne, ma di tutti. Se complessivamente la disoccupazione risale al 12,7%, il nuovo peggioramento è dovuto quasi interamente al calo del lavoro delle donne: 42 mila posti in meno, su un totale di 44 mila. Lo stesso andamento vale per i tassi di occupazione: quello maschile, 64,7% rimane stabile, mentre quello femminile, scende al 46,8%:  0,2 punti percentuali in meno rispetto ad un dato già arretrato, che colloca l’Italia ai margini dell’Europa.

Se il trend venisse confermato l’esito sarebbe drammatico, non solo in chiave di diseguaglianze di genere ma di crescita complessiva. Le ultime statistiche diffuse dal Fondo Monetario Internazionale, guidato da Christine Lagarde, che ci dicono che il PIL dell’Italia potrebbe crescere del 15% in più se solo il nostro Paese riuscisse a liberarsi dai lacci delle discriminazioni di genere, svecchiando dinamiche occupazionali obsolete.

In sintonia con la strategia “Europa 2020” lanciata dalla Commissione europea 5 anni fa con l’obiettivo di riconoscere come priorità  l’occupazione femminile e quella giovanile, insieme alle colleghe Mara Carfagna e Irene Tinagli abbiamo lanciato un manifesto volto a proporre delle misure concrete per uscire dalla crisi attraverso politiche di welfare: incentivi economici per il reinserimento lavorativo delle neo-mamme, investimenti per la creazione di nuovi posti nido, allungamento del congedo di paternità sono solo alcune delle azioni che il Parlamento e il Governo possono e devono promuovere con urgenza per cercare di far ripartire il Paese.

Il jobs act va sulla strada giusta, ma ora vanno fatti altri passi per rimuovere quegli ostacoli che, allontanando le donne dal lavoro, paralizzano l’economia. Quella rete vischiosa, a volte invisibile che Lagarde definisce una ‘congiura’ va messa a fuoco e rimossa: e’ fatta di tempi impossibili, di carichi domestici mal redistribuiti, di un sistema di welfare superato e di molti pregiudizi.

E’ una rete che ha radici antiche, ma scelte politiche mirate e coraggiose possono romperla, consentendo al merito, indipendentemente dal genere, di affermarsi. Il Parlamento più rosa della storia repubblicana ha la forza per farlo, e’ tempo di mettersi ala lavoro. 

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