Delitto di tortura. Una questione di civiltà.

Sezione: In Parlamento, News

Questa settimana la Camera dei Deputati discuterà in aula sull’introduzione del delitto di tortura all’interno del codice penale italiano.

In Commissione Giustizia, dopo numerose audizioni a funzionari delle forze dell’ordine, professori, esperti e rappresentanti delle istituzioni europee e delle associazioni più rappresentative, ci siamo battuti per un testo che recepisse finalmente gli impegni presi in seno alle Nazioni Unite e le raccomandazioni del Consiglio d’Europa e del Comitato ONU per i diritti umani.

Nei dettagli il testo:

  • inserisce nel codice penale il delitto di tortura (art. 613-bis c.p.), come reato comune punito da 4 a 10 anni di reclusione. In altre parole, chiunque – e non solo il pubblico ufficiale – procuri intenzionalmente ad una persona a lui affidata acute sofferenze fisiche o psichiche a causa dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose o al fine di ottenere da essa informazioni o dichiarazioni, infliggere una punizione o vincere una resistenza, commette reato di tortura;
  • Prevede alcune aggravanti nella pena, tra cui quella “per fatto commesso da un pubblico ufficiale” o per aver provocato “gravi lesioni personali”;
  • inserisce nel codice penale (613-ter c.p.) il delitto di istigazione a commettere la tortura commessa dal pubblico ufficiale, con la reclusione da 6 mesi a 3 anni (art. 1);
  • Rende inutilizzabili le dichiarazioni e le confessioni ottenute attraverso la tortura (art. 2);
  • Raddoppia i termini di prescrizione per il delitto di tortura (art. 3);
  • Vieta di espellere o respingere cittadini extra-comunitari quando si suppone che siano sottoposti a tortura nei Paesi di provenienza (art. 4);
  • Esclude l’immunità diplomatica dei cittadini stranieri indagati o condannati nei loro Paesi di origine per il delitto di tortura (art. 5);
  • stabilisce l’invarianza degli oneri e disciplina l’entrata in vigore della riforma (artt. 6-7).

L’Italia è l’unico Paese che dopo aver firmato e ratificato la Convenzione Onu contro la tortura nel gennaio del 1989 non ha poi fatto seguito agli obblighi derivanti da tale ratifica non introducendo nel proprio ordinamento il delitto di tortura.

Terminare il prima possibile questa assurda attesa è innanzitutto una questione di civiltà.

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