Camera condanna surrogacy ma serve visione europea

Sezione: In Parlamento, News

Articolo pubblicato su cheliberta.it

La maternità surrogata è diventata materia parlamentare anche in Italia. Mercoledì scorso la Camera ha votato le mozioni presentate e discusse nelle settimane precedenti dai diversi gruppi. In larghissima parte si è trattato di testi orientati alla condanna, con la sola eccezione di SI, favorevole alla regolamentazione ‘mite’ della pratica. La maggioranza di governo si è espressa attraverso le due mozioni firmate, e reciprocamente sostenute, dai partiti alleati (PD ed NCD), una sintesi nella quale si richiama il divieto già esistente, si sollecita il contrasto allo sfruttamento e si sottolinea la necessità di tutelare i bambini, indipendentemente dalla modalità con la quale sono venuti al mondo.

Il risultato è importante, data la pluralità delle voci, ma occorre lavorare ancora molto per allinearsi fino in fondo con le deliberazioni prese a livello europeo e soprattutto per uscire da una dimensione provinciale nella quale la nostra discussione rischia di restare prigioniera. La discussione sul voto parlamentare è rimasta circoscritta alla sola dimensione tattica, attenta a registrare l’eterna guerra di religione tra laici e cattolici, le richieste degli alleati di governo alle soglie del voto finale sulle Unioni Civili, il rischio delle fratture a sinistra e così via.

Eppure, basta allargare lo sguardo alla dinamica europea ed internazionale per comprendere che la partita sulla surrogata non si gioca sul terreno della fede contro il progresso, ma su quello della politica contro l’espansione di un mercato in ascesa, a scala globale. Le tappe della doppia, netta condanna del Parlamento e del Consiglio d’Europa sono avvenute esattamente sulla scorta di questa consapevolezza. Del resto, se si osserva la compagine della larga mobilitazione civile che chiede la messa al bando della pratica, non si trovano certo conservatori atei o devoti, ma un fronte internazionale, composto da movimenti e associazioni che da sempre si battono per la libertà femminile, il rispetto dei bambini e la dignità dei diritti umani.

Se può accadere, e accade, che anche una battaglia di questa caratura venga strumentalizzata nelle dinamiche della politica interna, non deve accadere che si perda di vista la posta in gioco. C’è di che pensare se una parte della sinistra cerca se stessa nella battaglia in difesa della maternità surrogata, se viene invocata l’autodeterminazione femminile per chiederne la regolamentazione. E più di ogni altra cosa c’è di che riflettere sull’idea – e la rivendicazione – che un neonato possa essere oggetto di dono, come fosse un organo che ci appartiene.

La maternità come scelta libera è stata una conquista epocale, che non riguarda, questo è il punto, solo le donne. È invece un passaggio di civiltà decisivo, nel quale si rispecchia l’idea che un’intera comunità ha di se stessa, del valore che attribuisce alla vita umana. Questa è la posta in gioco, il resto è solo rumore di fondo.

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