Assistenza giudiziaria Stati membri UE – Il mio intervento in aula

Grazie, Presidente.

Come è stato ricordato anche nella relazione, ci confrontiamo oggi sulla ratifica di una convenzione che ha un rilievo specifico peculiare, dato il momento storico che l’Unione attraversa.
La questione che discutiamo, infatti, tratta di provvedimenti relativi all’assistenza giuridica in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione; come veniva correttamente ricordato, la Camera aveva già espresso il proprio consenso ad una precedente versione di questa ratifica; questo ramo del Parlamento aveva dunque già approvato le norme in oggetto.
Ciò su cui oggi più specificamente ci confrontiamo sono le modifiche introdotte dall’altro ramo del Parlamento, le correzioni che ha apportato il Senato, nelle quali vengono precisati in maniera più stringente alcuni aspetti contenuti appunto nelle deleghe al Governo.
Io non mi dilungherò nella spiegazione puntuale dell’articolato (è già stato fatto in maniera più che esaustiva dalla relatrice), mi limito invece a sottolineare che l’obiettivo della norma è fondamentalmente quello di semplificare e rendere più efficaci le formalità e le procedure inerenti alle richieste di assistenza giudiziaria, attraverso l’introduzione di forme tecniche specifiche di collaborazione rafforzata con le autorità giudiziarie di altri Paesi europei.
Per esempio, veniva ricordato: la possibilità di svolgere audizioni mediante videoconferenza e teleconferenza, creare squadre investigative comuni, effettuare intercettazioni, operazioni di infiltrazione, consegne sorvegliate ed altro.
L’obiettivo è dunque rispondere ad una sempre più accentuata esigenza di collaborazione internazionale sul piano delle indagini e su quello processuale, con la finalità di garantire un’efficace azione di contrasto alla criminalità.
Sappiamo che da tempo l’Unione europea già lavora alla realizzazione di un coordinamento internazionale dell’azione investigativa, tuttavia questa Convenzione va oltre, individuando uno specifico ambito dell’azione comune, che consenta di operare in tempi reali, favorendo per quanto possibile lo scambio diretto di richieste tra le diverse autorità giudiziarie.
Vorrei soffermarmi però su alcune questioni più squisitamente politiche, che proprio il contesto europeo oggi ci sollecita: in primis occorre ricordare il fattore temporale, che veniva appunto già evocato prima anche in sede di relazione, il fatto che sono trascorsi sedici anni – sedici anni – dall’avvio del percorso della Convenzione, siglato dalla firma sull’accordo raggiunto a Bruxelles dagli Stati membri.

In questo lungo arco di tempo, la Convenzione è stata già ratificata da 24 Stati membri, compresa la Gran Bretagna, che come sappiamo non è più parte dell’Unione europea o almeno ha avviato un processo che avrà questo esito, mentre il nostro Paese, insieme alla Grecia, alla Croazia – che ha raggiunto l’Unione europea solo nel 2013 – ed all’Irlanda, è rimasto fermo.
Come veniva ricordato nella prima approvazione della ratifica, questo ritardo ha avuto conseguenze rilevanti.
La questione della mancata ratifica della Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale è tornata alla ribalta a seguito di una serie di iniziative intraprese in sede di Unione europea, al fine di sollecitare la collaborazione tra Stati membri, in merito alla possibilità di acquisire documenti ed informazioni inerenti alla nota vicenda di Ustica.
In una lettera del 2012, infatti, alcuni deputati europei richiamarono l’attenzione dell’allora Presidente del Consiglio dei ministri sulla mancata ratifica della Convenzione, già vincolante appunto per 24 Stati dell’Unione, sollecitando il Presidente del Consiglio dei ministri ad individuare i motivi che avevano ostacolato la ratifica.
Sempre nel settembre 2012, la Commissione petizioni del Parlamento europeo, a seguito di un’istanza con cui i legali dei familiari delle vittime della strage di Ustica avevano chiesto di sollecitare gli Stati membri direttamente coinvolti nell’abbattimento del Dc9 Itavia a collaborare con le autorità italiana alla ricerca della verità, aveva fatto sapere che, pur essendo a conoscenza del caso Ustica e del fatto che, a più di trent’anni dal disastro, i parenti delle vittime di quella tragedia erano ancora in attesa di giustizia e che l’Unione europea si rammaricava che l’Italia ed altri due Stati membri non avessero ancora ratificato la Convenzione, faceva presente appunto questo vulnus.
Nel 2012, lo stesso Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, in una lettera all’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, dopo aver ribadito la sua convinzione che i rapporti tra le autorità giudiziarie dei Paesi membri debbano essere improntati alla massima collaborazione e cooperazione, ha dovuto segnalare che l’Italia non aveva ancora ratificato la Convenzione e non poteva invocarne l’applicazione.
Ora ho ricordato queste considerazioni perché mi portano ad illustrare il secondo ordine di riflessioni che, a mio avviso, rendono questo provvedimento particolarmente rilevante ed urgente proprio oggi: appunto, la necessità di perseguire fattivamente, attraverso passaggi sostanziali, sul terreno dell’integrazione europea, anche in materia di giustizia.
Se consideriamo l’evoluzione dello scenario politico nel quale oggi ci muoviamo, fatto di spinte esterne – mi riferisco al terrorismo, all’instabilità geopolitica dei Paesi limitrofi, ai flussi migratori – ed interne – la vicenda Brexit e l’avanzata di forze antieuropeiste all’interno dell’Unione – comprendiamo bene come questa norma in discussione vada a colmare un vuoto carico di insidie.
Con questo passaggio, infatti, si delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla Convenzione su temi decisivi, finalizzati a rendere più agevole la cooperazione giudiziaria in materia penale con gli Stati parte della Convenzione.
Sono passaggi concreti nella direzione di una maggiore integrazione politica necessaria a rafforzare la strategia europea sul terreno del contrasto alle organizzazioni criminali che operano sul terreno europeo e più che ogni altro sfruttano i vantaggi derivanti dalle quattro libertà fondamentali del mercato unico (libera circolazione di persone, merci servizi e capitali), ma anche per dare un ulteriore segnale in un periodo in cui appunto queste forze euroscettiche e nazionalistiche minacciano seriamente di distruggere il cammino unitario che l’Europa ha costruito con grande fatica dal dopoguerra ad oggi, facendo spesso leva proprio sulle inefficienze, le insufficienze e sulla mancanza di strutture.
Sappiamo invece che solo da un rafforzamento del processo di integrazione può venire una risposta efficace ai problemi ed alle emergenze dell’oggi. Solo da una maggiore integrazione politica, istituzionale, economica, finanziaria e sociale dell’Unione europea può venire l’unica risposta credibile ed auspicabile alle enormi sfide che l’Italia e l’Europa hanno davanti, dalla lotta al terrorismo alla gestione dei flussi migratori, dal contrasto alle grandi organizzazioni criminali all’attuazioni di misure efficaci nel settore economico e finanziario.
Oggi ed oggi più di ieri è quanto mai necessario far proseguire il cammino dell’integrazione anche nel delicato campo della giustizia, proseguendo in un’ottica integrata e comune e non più in un’ottica di semplice cooperazione.
Solo al’integrazione ci consente di essere efficaci sul terreno del contrasto alle mafie, al traffico della droga e a quella che è oggi la vera e propria emergenza, ossia il traffico di esseri umani. Solo l’integrazione ci consente di essere concreti nella sfida che hanno oggi le grandi democrazie e i valori fondatori dell’Europa. Non è sufficiente procedere attraverso un’armonizzazione delle legislazioni, occorre lavorare per un coordinamento europeo ed uno spazio giuridico comune per raggiungere l’obiettivo di una comune procura europea. Questi sono sempre stati, del resto, gli obiettivi del Governo, come più volte hanno ricordati i ministri competenti e, oggi, davanti all’incertezza e alla fragilità che attraversano lo spazio comune, occorre perseguirli con sempre maggior decisione.
Il voto favorevole a questo provvedimento, a nostro avviso, è un passo concreto in questa direzione che tiene conto – è stato ricordato prima – del complesso lavoro d’insieme fatto a livello parlamentare sulle direttive europee, per far sì che l’Europa abbia finalmente uno spazio giuridico antiterrorismo, antimafia, antidroga e antitratta comune e che, soprattutto, il nostro Paese possa essere protagonista negli spazi europei e internazionali nella richiesta ad altri Paesi di muoversi in analoga direzione.

 

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